PETIZIONE POPOLARE per il miglioramento della qualità dell’assistenza e la qualità del lavoro nelle strutture socio assistenziali, per la garanzia dei diritti di anziani e operatori. Firenze 2 marzo 2020

Le delibere regionali stabiliscono i requisiti minimi strutturali, organizzativi e professionali relativi al funzionamento delle strutture socio sanitarie (RSA). Sulla base di queste delibere  vengono stabiliti i minuti ritenuti sufficienti per garantire l’assistenza agli ospiti di tali strutture. Nella nostra Regione questi minuti sono:

2 ore e 23 minuti al giorno per l’assistenza alla persona,

44 minuti al giorno per l’assistenza infermieristica,

11 minuti al giorno per l’assistenza riabilitativa e di animazione.

Questi tempi risultano insufficienti a garantire  adeguati livelli di assistenza, considerato il fatto che nelle strutture affluiscono sempre più frequentemente  persone  con rilevanti  problematiche sanitarie e assistenziali, comprese problematiche psichiatriche, mentre si stanno riducendo i moduli Alzheimer che prevedono un incremento se pur minimo delle ore di assistenza rispetto al modulo base.

I tempi limitati si ripercuotono sulle condizioni di lavoro e di salute  degli operatori delle strutture  che operano spesso in condizioni di emergenza  dovute a mancate sostituzioni del personale assente, alla necessità di coprire le assenze con straordinari e mancati riposi, in condizioni strutturali talvolta inadeguate.

                   CHIEDIAMO AL PRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA

-che vengano rivisti e adeguati i parametri assistenziali nelle strutture socio sanitarie, prevedendo un adeguato numero di operatori in rapporto agli ospiti

-che vengano reinseriti moduli ad alta intensità assistenziale

-che vengano stabilite strutture adeguate per le persone anziane portatrici di problematiche psichiatriche e gravi disturbi cognitivi

– che venga effettuato un adeguato monitoraggio tramite gli organi di vigilanza di Regione, ASL e Comuni sul rispetto dei requisiti relativi all’adeguatezza del numero di personale e dei requisiti delle strutture e delle attrezzature

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È inaccettabile che gli operatori domiciliari siano costretti a fare sciopero perché sprovvisti di quel minimo di materiale che deve proteggerli dal corona-virus. Firenze 17 aprile 2020

È inaccettabile che gli operatori domiciliari siano costretti fare sciopero, pagando di tasca loro, per non diventare untori delle persone anziane e disabili che assistono, perché sprovvisti di mascherine, camici, gel, ecc.

Noi affidiamo a loro la cura dei nostri familiari per la nostra incapacità o lontananza e loro non hanno le condizioni minime, imposte dai decreti attuali, per svolgere il servizio in sicurezza per gli anziani e per se stessi e le loro famiglie.

Dopo averci privato del diritto di fare visita ai nostri ricoverati nelle rsa, cosa che crea a noi problemi affettivi ma agli anziani ansia grandissima e forte disorientamento, dopo aver chiuso i centri diurni, almeno che possano essere seguiti dignitosamente a casa!

Troppo tempo si è fatto passare senza rendersi conto che nel nostro paese mancano i presidi minimi di sicurezza per affrontare situazioni gravi sì ma non imprevedibili.

Ma come sempre abbiamo denunciato si conferma che a parole si pensa agli anziani, ai disabili… ma nei fatti sono sempre i primi a soffrire il pareggio di bilancio, l austerità, le regole del profitto…

Brutto sistema il nostro, e ancora una volta pagano i più fragili.

Impareremo qualcosa?

Mah, abbiamo forti dubbi.

Il Consiglio Direttivo

La disfatta delle RSA. Firenze, 19 aprile 2020

La disfatta delle RSA anima il dibattito e la riflessione di questi giorni.

Peccato essere arrivati a questo punto, peccato che anche nella nostra Regione si siano persi tanti anziani.

Il Presidente Rossi dice “Dovremo rivedere il sistema di accreditamento e il modello gestionale” riporta Luigi Caroppo su La Nazione del 18 aprile, il quale prosegue: “è stato subito interpretato dall’Assessore regionale Stefania Saccardi che ha dato compito di creare un team ad hoc. Sarà formato da un geriatra di chiara fama, rappresentanze degli infermieri, dei gestori delle RSA e dei sindacati”.

E’ verosimile che la composizione di un team non sia sottoposta al Consiglio regionale, alla sua discussione, ma dipenda esclusivamente dalla decisione dell’Assessore, ma è legittimo chiedersi se corrisponda alla necessità.

Secondo la nostra Associazione no, non corrisponde.

Non contestiamo la presenza di un geriatra, sebbene lo riterremmo altrettanto utile se fosse presente nelle RSA almeno ogni tanto, mentre neppure la presenza di un medico di medicina generale è prevista all’interno delle RSA.

Non contestiamo la presenza del rappresentante degli infermieri, sebbene riterremmo altrettanto utile la presenza degli infermieri in RSA su tutte le 24 ore e non solo di giorno ed in numero adeguato alle patologie degli anziani, sempre più avanti negli anni e sempre più malati e bisognosi di assistenza.

Non contestiamo la presenza dei gestori, sebbene sarebbe più opportuno che la loro partecipazione avvenisse in un momento successivo perché le necessità organizzative ed economiche di gestione non dovrebbero far parte del modello ma confrontarvisi nella fase della convenzione.

Non contestiamo infine la presenza dei sindacati, ma vorremmo che vi fossero presenti non in quanto organismi nazionali firmatari, ma come rappresentanti dei lavoratori presenti anche meno qualificati come OSS e addetti alle pulizie, comprendendo in sostanza sindacati che rappresentino lavoratori in forza alle varie RSA.

Contestiamo però la mancanza di rappresentanti degli ospiti ricoverati e delle loro famiglie.

E’ fin troppo semplice ricordare che da oltre un mese e mezzo nessun familiare è entrato dentro una RSA, come prudentemente previsto dalle norme anti Covid, ma è legittimo chiedersi se qualche familiare non avrebbe potuto sollevare il problema della sicurezza dentro la struttura se avesse potuto vedere quello che succedeva.

Forse non sarebbe servito, come non è servito l’appello che abbiamo rivolto il 22 marzo al Presidente Rossi, all’Assessore Saccardi e ai Direttori delle 3 ASL della Toscana, né il sollecito in data 28 marzo sulla tipologia delle mascherine, che alleghiamo.

Non è servito neppure rivolgerci ai Consiglieri Comunali per sollecitare risposte alle domande che la nostra Associazione riceve dai familiari, infatti, tranne un comunicato stampa, nessun Consigliere ha ritenuto di dire qualcosa di certo per dare tranquillità alle famiglie.

Quindi crediamo che un team ad hoc che abbia il compito di studiare un nuovo modello gestionale debba avere anche una rappresentanza degli ospiti e delle loro famiglie.

Vale la pena ricordare che anni fa in molte RSA era presente il Comitato dei familiari, come previsto dalla convenzione; questi organismi sono stati progressivamente lasciati morire, non senza intralci nel loro percorso, vissuti come spazi antagonisti piuttosto che di collaborazione e critica costruttiva nell’interesse degli ospiti e del servizio.

Se fossero stati presenti e funzionanti, forse avrebbero potuto essere utili in questa drammatica circostanza.

Il Comitato Direttivo

Firenze, 19 aprile 2020

Riceviamo continue segnalazioni di visite ambulatoriali annullate o addirittura non accettate come prenotazione. Firenze 27 aprile 2020

Riceviamo segnalazione di visite ambulatoriali annullate o addirittura non accettate come prenotazione.

sembra che, in presenza di questo virus, tutte le altre necessità sanitarie delle persone siano andate in cavalleria, ma non è così. E pensiamo che il sistema, proprio perché sistema, non possa chiudere la porta davanti a quello che non è corona virus.

Nel primo caso si tratta di una visita oculistica che avrebbe dovuto svolgersi nel Distretto di Viale Morgagni; il CUP ha avvisato che non si può fare. Perché? Siamo fuori da un ambiente ospedaliero e la persona afferma di non avere alcuna sintomatologia che possa ricondursi al Corona virus.

Nel secondo caso si tratta di una richiesta definita con priorità URGENTE da parte del medico di base, per una visita cardiologica domiciliare in paziente non trasportabile con mezzi comuni.

Riportiamo qui di seguito uno stralcio dell’ ordinanza regionale tuttora in vigore, per quanto ci è dato sapere, e continuiamo a chiederci e a chiedere: perché?

Ordinanza Regione Toscana n.8 del 6 marzo 2020

DISPOSIZIONI INERENTI L’ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO REGIONALE   …….

3. (…)

Nello specifico, devono essere, comunque, sospese, fino a nuova indicazione, a partire dal giorno di entrata in vigore della presente ordinanza:

•tutta l’attività chirurgica in elezione, esclusi gli interventi oncologici in classe A o di alta specialità, non rinviabile a giudizio motivato del clinico;

•tutta l’attività ambulatoriale programmata al fine di limitare il carico di persone presenti nelle strutture ospedaliere. Fanno eccezione le attività ambulatoriali urgenti e quelle oncologiche, oltre a quelle individuate come indispensabili dallo specialista di riferimento. In ogni caso queste attività devono essere riorganizzate con modalità di accesso frazionato e di utilizzo delle sale di attesa, che consenta il mantenimento di distanze di sicurezza (almeno un metro). Per le visite di followup e di controllo programmato si consiglia il personale medico, coadiuvato da altro personale sanitario, di contattare telefonicamente o in altro modo i pazienti che potranno essere gestiti per quanto appropriato attraverso questa modalità o essere rinviati ad altra data. Anche per le prime visite il contatto preliminare con il paziente, per via telefonica o videochiamata, potrà permettere di individuare quelle visite che richiedono comunque un tempo di visita tempestivo e per lo svolgimento delle quali valgono le indicazioni organizzative di cui sopra. Tutte le altre visite verranno invece riprogrammate.

Le attività ambulatoriali programmate a livello territoriale possono essere mantenute, ove possibile, adottando comunque le misure organizzative di frazionamento delle sedute e di utilizzo della aree di attesa e di limitazione dell’accesso dei soggetti sintomatici. Tali indicazioni sono operative anche nei confronti delle attività di carattere amministrativo svolte nei distretti a favore dell’utenza.

Non ci sembra ci sia altro da aggiungere.

L’Ordinanza parla chiaro ma la realtà è diversa; certo “ove possibile” lascia sempre aperto uno spiraglio: bisogna decidere se la priorità è quella di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini o quella di non essere formalmente attaccabili dai clienti.

Dott.ssa Anna Nocentini Presidente A.Di.N.A. FIRENZE ODV

Firenze, 27 aprile 2020

La democrazia è il diritto ad essere felici. Firenze 27 aprile 2020

È da parecchio tempo che non scrivo, ma con questo contagio dovuto al Coronavirus sento il bisogno di fare alcune riflessioni:

La prima è capire che cos’è il Coronavirus. Un virus che si espande nel mondo in maniera micidiale. Da dove è venuto? I media ci dicono dalla Cina. Se fosse stato manipolato in laboratorio e poi sfuggito al controllo? Già di per sé è tragico e criminale. E io mi chiedo perché veniva manipolato? A che scopo serviva? Sapevano della potenzialità della tragedia che da lì a poco si sarebbe potuta riversare sul mondo. I dubbi sono tanti e non vorrei che il profitto o la politica Cinese abbia fatto il resto. Però non voglio credere a questa teoria di manipolazione o mancato avviso. Mi sembra più uno sfruttamento politico. La seconda teoria è che il virus sia stato trasmesso dai pipistrelli, arrivando a infettare il paziente 0 in Cina e questa teoria mi sembra più probabile e disastrosa, perché ripetibile a livello globale. Come ha fatto questo virus animale a infettare un uomo. Milioni di anni sono passati prima di fare questo salto! 

Allora è riconducibile all’uomo? Ma non penso alla manipolazione, penso soprattutto ai cambiamenti climatici e alla deforestazione, allo sfruttamento della terra, sempre voluta dall’uomo. Sicuramente quella ecologica è la vera sfida del nostro futuro. Speriamo che venga affrontata e capita. Il tempo non è dalla nostra parte, ma per il bene di tutti è l’unica soluzione. Però sembra sia sparita dalle menti dei politici di tutto il mondo, sostituta dalla preoccupazione per la ripresa economica dopo il CoronaVirus  basataancora sul consumo della terra, sui beni non necessari e sul profitto a tutti costi che andrà in mano ai soliti ignoti. 

Pensando alla mia Italia, il mio paese, dove il bello lo trovi a km 0, basta uscire di casa, la cui bellezza è Invidiata da tutto il mondo, con i nostri paesi, la nostra cultura, la nostra arte, il nostro cibo e il nostro amore per la vita, mi chiedo che cosa succede adesso e che cosa succederà dopo. 

Adesso si sta uscendo da questo incubo, con un tributo di morti spaventoso, di cui il prezzo più alto è stato pagato dai nostri anziani, spezzando la loro  vita, portando via la nostra memoria  vissuta e i ricordi di una storia passata . Molti sono stati gli sbagli, il primo e il più tragico è la svendita della salute pubblica e dei servizi sanitari sul territorio, che ha impedito una corretta gestione dei rischi prodotti dal virus, il secondo più terrificante, avere ignorato le residenza sanitarie assistite, adesso tutte in mano privata, basate sul profitto. Il costo per ricoverare una persona in RSA a Firenze dove vivo è di 3600 euro al mese, suddiviso in quota sanitaria pagata dalla ASL, circa  il 50%, il restante pagato dall’utente e dai propri familiari; però attualmente non ci sono le quote sanitarie, quindi il costo è interamente   pagato dal ricoverato e da i suoi familiari. Ma ancora più doloroso è stato tenere  all’oscuro i familiari sulle condizioni di salute dei propri cari, che non potevano vedere. E’ una vergogna, politica e umana, con la negazione del diritto e della dignità della persona. 

E c’è un altro problema. La sanità pubblica ora sembra che si occupi solo del Coronavirus. Le altre malattie croniche importanti che nei tempi precedenti al Coronavirus riempivano i pronto soiccorso e gli ospedali, non solo vengono sottovalutate, ma adesso agli occhi di chi guarda e ascolta i media, sono sparite. Ho fatto una brutta esperienza al pronto soccorso, gravissima per me e mia sorella, dove avevo portato mia madre di anni 93, non Covid certificata dall’unico medico che è venuto a casa, chiamato da noi, arrivato con la tuta di protezioni da infettivologo, perché era il solo modo per fare visitare mia madre, per le sue patologie invalidanti. Portata al pronto soccorso, con una richiesta fatta dal medico, mi avevano assicurato che c’erano due percorsi diversi, Covid e non Covid. Ma non era così. 

Dopo l’accettazione i familiari dovevano uscire fuori, anche dalla sala di attesa perché era preclusa e la mamma invalida rimaneva sola in una stanza dove erano in attesa altri malati che potevano essere positivi al Covid, visto che ancora non gli era stato fatto il tampone. Dopo sei ore che noi abbiamo passato fuori ad aspettare, la mamma è stata dimessa, per volontà sua. Non voleva restare in ospedale senza poter vedere i suoi familiari. E le avevano già fatto gli esami cardiologici di cui aveva bisogno.

Non voglio rifarmela con gli operatori sanitari, che sono stressati, lo capisco e li ringrazio per il loro comportamento professionale, pagando  per aver fatto il loro dovere un tributo di morti molto alto. Mi domando solo se è stato prudente spostare una donna di 93 anni per una cosa che si poteva fare al domicilio, se è stato prudente farla sostare ore in una sala con altre persone che potevano essere positive, mentre lei era sicuramente non Covid vista la certificazione dell’infettivologo del giorno prima, e senza poter vedere i familiari.

Ripeto Grazie, Grazie, Grazie per la vostra attenzione, la vostra professionalità sanitaria che ha rotto anche le vostre paure. 

Non credo che  usciremo da questa pandemia tanto presto, ancora esiste è presente nelle nostre paure e nel nostro futuro. Non lascia solo una scia di morti, ma anche una economia distrutta, tutta da ricostruire, con prestiti che si assommano a un debito pubblico smisurato che negli anni è sempre aumentato. Sicuramente sarà una mazzata che ci lascerà in agonia per diverso tempo e per uscire da questo terremoto finanziario bisogna avere una visione diversa dalla precedente che puntava solo al profitto, ma bisogna invece costruire una nuova coesione sociale, fondata sul lavoro, sulla cura del territorio, sul benessere dello stato, fatto di sanità, di scuole, di diritti e di tasse eque e progressive, basate sul reddito e sulla rendita del patrimonio. 

Lo stato, non si può più permettere di avere una evasione fiscale così forte, una  corruzione che fa lievitare i costi, il lavoro nero, l’economia sommersa, le varie mafie che portano via soldi in modo criminale, perché tutto questo lo pagano i cittadini onesti che contribuiscono al finanziamento della nostra Italia. 

Lo stato non si può più permettere la burocrazia attuale, controlli rigorosi si! Ma non lacci e laccetti o fogli e foglietti.  

Lo Stato deve tornare a una vera democrazia, perché:

La democrazia è il bene comune, la dignità del lavoro che ti dà la libertà di pensiero, democrazia è il rispetto delle leggi e la giustizia nella legge, la democrazia è una politica basata sulla persona e non sul profitto, la democrazia è il rispetto dell’ambiente, del sole, dell’acqua, della vita, la democrazia è l’aiuto ai più deboli,  agli emarginati, ai senzatetto, la democrazia è il rispetto del proprio vicino, delle religioni, delle proprie idee, nel rispetto di tutti. 

La democrazia è il diritto ad essere felici. 

Forse sarà una utopia, ma mi sentivo di scriverlo. 

Bartoletti Bruno. – segretario A.Di.N.A. Firenze ODV